La prevenzione della violenza è una responsabilità della società nel suo complesso. Ogni singolo cittadino, indipendente dalla funzione svolta, può offrire un contributo alla lotta contro la violenza giovanile. Nella nostra quotidianità ci troviamo costantemente dinanzi a situazioni conflittuali che richiedono una risoluzione, in ambito domestico, scolastico, professionale o pubblico.
Normalmente tali conflitti vengono risolti in modo non-violento, o per lo meno senza il ricorso alla violenza fisica. Ciò tuttavia non è cosa ovvia, come notiamo allorquando si arriva ad atti di violenza dinanzi ai quali ci chiediamo: "Perchè?". I bambini imparano dagli adulti, e sopratutto dai loro genitori, che non è sempre possibile prendere tutto ciò che si vuole, che non si deve ricorrere alle mani se qualcosa non ci sta bene, e che non si devono rompere le cose che appartengono ad altri. Chi ha figli sa fin troppo bene quanto questi processi di apprendimento siano lunghi e difficili. Il trattare, il mostrare pazienza, il dover talvolta incassare, il discutere e cercare di convincere sono processi molto più complicati del semplice prendere e picchiare. La capacità di risolvere i conflitti è una competenza complessa. Bambini e giovani devono apprendere che esistono anche altre valide strategie di risoluzione dei conflitti, e che senza tali strategie non-violente è impossibile ogni convivenza. Questi processi di apprendimento non hanno luogo solo in ambito domestico, ma continuano anche a scuola e, non da ultimo, bambini e giovani apprendono la corretta organizzazione della convivenza anche tramite film, musica e gioco. Che in tali svaghi sia spesso rappresentata la violenza è cosa nota, ed è un ulteriore dovere della nuova generazione quello di imparare a separare il gioco dalla realtà.
Conclusione Una società completamente priva di violenza è un'utopia, ma cercare di avvicinarsi a tale utopia è responsabilità della società nel suo complesso. A tale compito non partecipano solamente le autorità e le istituzioni, ma anche ogni singolo cittadino nella sua quotidianità. Una responsabilità speciale spetta ai genitori nel loro compito di educazione, ma tutti devono comunque essere consapevoli che, essendo la risoluzione non-violenta dei conflitti un processo di apprendimento, possono perlomeno offrire un contributo dando il buon esempio.